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Della veglia la diga
l’alluvione dei sogni ha valicato;
il mio morbo si aggrava, se trasfondo
la congerie di immagini e ammennicoli
tralucenti e affatati d’aldilà
nel mio grigio di sempre.
Non distinguo
dai falsi i veri se mai fu
all’origine una qualche distinzione.
Ecco negli occhi miei un aitante
giovane eroe sessuale;
è me ed insieme il mio contrario, tiene
in una mano un mazzo
per te rosso di rose ed in quell’altra
non so perché la cinta dei calzoni.
Puoi riconoscerlo: dal fondo
è nella terza panca e si comunica
(sacrilego!) con me:
che cosa non si fa per una notte
fresca di scorribande e di lenzuola!
Ma neanche a me va male questa volta:
proprio all’ultimo giro ho catturato
io pure una regina
finché, come previsto, tutto smuore
intinto e pregno del triviale getto.
Questi più o meno i miei ricordi, mentre
da solo faccio colazione;
sempre gli stessi i sogni, ma diversi
tra loro nell’attesa i miei risvegli.